Ricordo di essermelo chiesta diverse volte, tra me e me, quando qualcuno raccontava di viaggi o di vita nei Paesi del Nord. Con temperature inimmaginabili e inavvicinabili per chi vorrebbe restare per sempre nel brodino tiepido dei 25 gradi tutto l’anno: -10, -15, volte persino di più. Alcuni parenti del Marito vivono da decenni in Canada ed io, al solo sentire di cose tipo “trentagradisottozero” (che da quelle parti non sono poi così strani), inizio a soffrire di assideramento a distanza.
Me lo chiedevo, quindi, senza il coraggio di fare davvero la domanda ad alta voce, quella che segue il “Ma come fanno a resistere?”, subito accompagnata dall’immancabile risposta: “Eh, ma è un freddo “secco”!”
Sarà pure secco, ancor più del prosecco Franciacorta, ma io ricordo anni fa un capodanno in montagna a -10 e ricordo anche che dopo circa cinque minuti fuori casa iniziavo a non sentire più naso, mani, piedi.
La prospettiva di vita zurighese, con annessi inverni, ammetto sia quindi stata una delle meno accattivanti dell’intero pacchetto, anche se, nuovamente, qualcuno ha rievocato la famosa frase: “Eh, ma è un freddo secco, non si sente tanto”.
Premesso che mi par di capire che quest’anno il freddo “vero” ancora non si sia visto, che i famosi -15 col vento polare in accompagnamento hanno finora disertato l’appuntamento, e che mi auguro vivissimamente che continuino così per tutta la stagione (illusa), penso finalmente di essere riuscita a darmi una risposta alla atavica domanda.
Il freddo “secco” è quella condizione climatica per il cui termometro ti comunica che fuori ci sono circa 5 gradi sotto lo zero. Tu esci di casa aspettandoti l’apocalisse, di non riuscire nemmeno a inspirare senza che ti si congelino istantaneamente i bronchi, invece, dopo qualche minuto di permanenza all’esterno, ti dici convinta: “No, non possono esserci 5 gradi sotto zero, non fa così freddo. Il termometro sarà tarato male”. E che quindi hai imparato che quattro maglioni, oltre alla tuta termica, sotto il piumino non servono. Uno è sufficiente.
Il freddo “secco” è sempre accompagnato da abitazioni molto riscaldate, che quando entri il primo istinto è quello di spalancare le finestre ed abbassare il termostato o, alternativamente, di tirar fuori il costume da bagno. Maglioni di lana, pile e attrezzature invernali indispensabili alle latitudini della Lombardia sono oggettivamente fuori luogo per la frequentazione dei luoghi chiusi, salvo che tu voglia torturarti sperimentando un bagno turco indesiderato. Non parliamo proprio dell’illusione di poter utilizzare un piumone quattro punti di calore nel letto: sarebbe l’immediata condanna ad infinite notti insonni.
Il freddo “secco” è quella condizione climatica per cui se la percentuale di umidità dell’aria in casa tua è del 50%, dopo avere aperto un po’ le finestre per arieggiare (vedi sopra), questa cala a picco in non più di cinque minuti e, per non far prosciugare completamente l’apparato respiratorio di tuo figlio treenne, è imperativo l’utilizzo continuo e costante di un efficiente umidificatore che ti dirà, nonostante la tua costernata sorpresa, che l’umidità della stanza è scesa al 28%.
Il freddo “secco” è pressoché impermeabile alle effettive condizioni meteorologiche: che piova o ci sia il nebbione nulla cambia. Diventa solo ancora più secco se nevica o se tira il famigerato vento.
E in quest’ultimo caso, allora, son davvero dolori: perchè se arrivano i -15 con la bora polare, giuro, io non esco più di casa fino al solstizio d’estate anche se, di per sé, non è affatto garanzia di tepore in arrivo.
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FREDDO “SECCO”
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